“Cittadino non suddito” – Bruno Tescari

admin | 20 aprile 2012 | 0 Comments

«Infaticabile, inarrestabile, ironico e sempre ottimista, rigoroso nella riflessione e nelle azioni»: così viene definito Bruno Tescari – scomparso lo scorso 2 marzo – dalla FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap della quale era stato tra i fondatori, facendo tuttora parte del Consiglio Direttivo e presiedendone la componente regionale del Lazio. Una grave perdita per tutto il mondo della disabilità di un uomo dalla profonda onestà intellettuale, dimostrata in quasi quarant’anni di impegno civile.

La Provincia di Roma lo ricorderà venerdì 20 aprile dalle ore 10,00 alle 13,00 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentinio in via IV Novembre, 119/A.

Il programma prevede i saluti dell’Assessore alle politiche sociali e della famiglia della Provincia di Roma, Claudio Cecchini, le testimonianze di Anna Benedetti, Mara Tescari, Tillo Nocera, Mario Mazzetti, Alessandra Modio e Giampiero Castriciano. Interverrà il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

Durante la mattinata verrà presentato il Concorso di idee per progetti finalizzati alla mobilità, ai percorsi di autonomia e alla socializzazione delle persone con disabilità.

Sempre nel corso dell’evento ci saranno letture di brani da “Ghetto per sani” e “Accesso al sesso – Il Kamasabile” di Bruno Tescari, a cura di Maria Teresa Sorbara.

Saranno inoltre eseguiti brani musicali a cura di Francesco Maria Aresu e Fabio Lolli della Scia Band.

Ci piace ricordare Bruno Tescari con un suo brano tratto da “Ghetto per sani” un suo scritto del 2004. Il titolo è “Fermata per soli sani“:

“Per chi può camminare, l’autobus non è che uno dei mezzi alternativi utilizzati per i suoi spostamenti. Per chi non può camminare esso, se fosse accessibile, sarebbe forse l’unico mezzo per andare a scuola o al lavoro, per divertirsi, giocare. Amare.

Un handicappato in autobus, con la propria carrozzella, vive con gli altri, vive con le vicende del traffico, magari pressato fra gli altri ma “con” gli altri: è uno dei tanti che vanno per la città per i loro affari, per le loro relazioni personali.

I bipedi ci dicono, bontà loro, che è nel nostro interesse non salire sull’autobus: saremmo schiacciati dalla gente, le curve prese in velocità e le frenate brusche ci sballotterebbero da ogni parte, dovremmo aspettare in fila alle fermate e salire in mezzo alla folla. Quanto sono buoni, con noi! Sono così puri che non gli viane in mente che la folla non ci sarebbe se gli autobus in circolazione fossero in maggior numero, che se gli autobus fossero muniti di elevatore l’handicappato salirebbe in una trentina di secondi e quindi senza far perdere tempo, che se all’interno ci fossero gli ancoraggi le carrozzelle non sbanderebbero. Non pensano che un handicappato fra loro significherebbe Vita per lui ma anche per loro, significherebbe Civiltà. Ma noi non ci scandalizziamo: sono millenni che i normaloidi pensano a noi con amore e cura: dalla rupe di Sparta agli Istituti e manicomi ghetto, dalla elemosina alle scuole speciali separate.

Siamo milioni e loro hanno costruito la città – la polis – in modo che non vi possiamo circolare; e non si accorgono nemmeno che non ci vedono più in giro: viviamo – vegetiamo – e non si accorgono neppure della nostra scomparsa.

Roberto Toppoli

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Category: Disabilità, Eventi, In prima

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