Municipio Roma 19: l’integrazione delle politiche sociali con le altre politiche dello sviluppo locale
A cura di Edoardo Trulli, Fulvia Flavioni, Daniela Moretti, Maria Chiara Beltrami, Lorena Casavecchia
Con il sistema sanitario
Il PUA
Premessa ed Obiettivi Generali
Il Municipio Roma 19 e la ASL Roma E – Distretto 19 intendono condividere nel quinquennio di validità del Piano Sociale Municipale l’implementazione del percorso integrato socio sanitario di accoglienza ai cittadini residenti nel territorio, tramite il PUNTO UNITARIO DI ACCESSO SOCIOSANITARIO (P.U.A.) in cui il Servizio di Segretariato Sociale del Municipio 19 e la Porta di Accesso ai Servizi Socio Sanitari (PASS) del Distretto 19 della ASL ROMA E, svolgano funzioni di accoglienza, informazione, decodifica della domanda, pre-valutazione, orientamento ed accompagnamento, verso una “presa in carico” congiunta socio-sanitaria per aree target, così come previsto dalle Linee Guida regionali sul funzionamento del PUA stesso (Deliberazione della Giunta Regionale n. 315 dell’8 luglio 2011).
Tale processo di presa in carico integrata socio-sanitaria prevede che operatori della ASL Roma E e del Municipio esaminino in modo congiunto le situazioni di disagio e, secondo il grado di complessità, così come definito nel documento del Ministero della salute, nella DGR 433/07 e nella Deliberazione sulle Linee di Indirizzo del PUA,attivino l’Unità di Valutazione Distrettuale Multiprofessionale (U.V.D.) per la valutazione del caso e l’elaborazione del Piano Assistenziale Individuale (P.A.I.), con identificazione dei referenti socio-sanitari del caso per la presa in carico globale. L’UVD è composta di adeguate figure professionali necessarie ad affrontare lo specifico caso: Dirigente del Distretto, MMG/PdF, assistente sociale del Municipio o del Distretto (in funzione della problematica), familiari dell’utente, specialista, infermiera professionale, operatori O.S.S. e quante altre figure professionali ritenute utili.
Il PUA, inoltre, grazie all’attività di raccolta di dati sulla domanda e sulle segnalazioni di eventuali criticità da parte dei cittadini, potrà contribuire alle funzioni di analisi del bisogno e delle risorse del territorio e di monitoraggio e verifica del funzionamento del sistema dei servizi specifiche dell’Osservatorio Socio Sanitario. (per un approfondimento si rimanda al capitolo 5.1)
PROFILO DI COMUNITA’
Nella programmazione sanitaria e sociale elemento fondamentale è la descrizione e conoscenza della comunità locale, rispetto alla quale il “profilo di comunità” costituisce uno strumento idoneo a metterne in evidenza peculiarità, criticità, risorse disponibili e/o attivabili.
Laziosanità-Agenzia di Sanità Pubblica, ha proposto al Municipio/Distretto 19 una collaborazione per la realizzazione del profilo di comunità di questo territorio, al fine di identificare, leggere e comprendere i bisogni della comunità stessa.
La prima fase delle attività prevede l’individuazione e sperimentazione di un set di indicatori che riguardino le principali aree target: anziani, disabili, marginalità ed esclusione sociale, capitale sociale.
Settore “Povertà e disagio psico-sociale”
Fondamentale diventa l’integrazione con la ASL, in particolare con il PUA per l’accesso integrato alle prestazioni socio-sanitarie in caso di anziani e di donne e minori vittime di violenza, con il DSM per soggetti con disagio psichico, con il SerT per chi porta disturbi da dipendenza varia, con il Servizio di Igiene e Medicina Sociale per quanto riguarda le problematiche delle popolazioni nomadi e immigrate irregolari presenti sul territorio municipale, con il Consultorio Familiare per l’assistenza alla maternità e alle donne vittime di violenza. Un’esperienza di “buona prassi” nel Municipio/Distretto ASL 19 è quella dell’IPASMAD (Incontri Periodici di Assistenti Sociali Municipio/DSM), luogo di analisi e valutazione congiunta di situazioni di individui e famiglie in cui è presente una patologia psichiatrica, già in carico ai servizi della ASL e del Municipio, per la realizzazione di progetti unitari di intervento, frutto del lavoro di integrazione tra assistenti sociali, non ancora formalizzato.
Settore “disabilità”
L’integrazione delle politiche sociali con le altre politiche dello sviluppo locale
Sono molteplici le esigenze rappresentate dall’esperienza ormai consolidata di integrazione tra i Servizi socio sanitari della ASL RME –Distretto 19 ed il Servizio sociale del Municipio Roma 19, i quali sono impegnati ad operare nell’ottica di un sistema centrato sul rapporto tra i bisogni della popolazione e l’offerta territoriale dei servizi. A tutt’oggi sono in corso alcune esperienze di buone prassi rispetto all’integrazione tra Servizi Sociali e Sanitari:
1) è attivo dal 2004 un Protocollo d’Intesa operativo tra la ASL RME ed i Municipi Roma 17, Roma 18, Roma 19 e Roma 20 per l’erogazione integrata del Saish “Servizio per l’autonomia e l’integrazione sociale della persona con disabilità”. Tale Protocollo è scaturito dalla necessità di garantire la presa in carico delle persone disabili da parte dei servizi e assicurare una buona qualità degli interventi di natura socio-sanitaria.
2) E’ attivo il GID (Gruppo Integrato per la Disabilità), costituito in ambito municipale tra Ufficio Scuola, Servizio Sociale, la ASL RME (C.S.S.M.R.P.I) e le Coordinatrici delle scuole materne comunali, per l’erogazione del servizio AEC, al fine dell’inserimento e dell’integrazione degli alunni disabili;
3) Sempre in ambito scolastico, e per lo stesso fine di cui sopra, vengono effettuati incontri di GLH tra operatori scolastici, sociali, socio-sanitari e i genitori degli alunni delle scuole materne, primarie e secondarie di primo grado statali.
4) Vi è un gruppo integrato non formalizzato Municipio – ASL Disabili minori e adulti del Distretto 19 per la condivisione nella gestione delle risorse di entrambi gli Enti, per l’analisi delle criticità esistenti e per il consolidamento dei punti di forza.
Tale gruppo rappresenta un costante punto di riferimento per gli operatori coinvolti in questi Servizi.
5) Ci sembra opportuno inoltre porre in positivo risalto il lavoro congiunto del Servizio Sociale del Municipio e dei Servizi ASL per la disabilità, finalizzato all’elaborazione di un modello integrato di domanda per la partecipazione ai progetti rivolti alle persone con disabilità. Tale prodotto è espressione di un processo costante di integrazione tra i predetti servizi, volto a definire un modello unico di istanza, che l’utente disabile o la sua famiglia utilizzano come domanda di partecipazione ad un progetto. Tale modello, riflettendo da un lato la specificità di ciascuno dei Servizi sopra indicati (socio assistenziale e socio sanitario), conferisce al tempo stesso una fisionomia unitaria all’attività degli stessi.
Settore “minori” UIM
UIM – UNITA’ INTERDISTRETTUALE MINORI
Dal 2005 Roma Capitale, tramite il Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute , ha attivato un processo a valenza strategica ed organizzativa per lo sviluppo dell’integrazione socio-sanitaria e della pianificazione integrata per quanto riguarda le politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Tale processo si è sviluppato attraverso l’avvio, per ciascun quadrante coincidente con i territori delle cinque ASL di Roma, di una Unità Interdistrettuale per i Minori (UIM) che coinvolge la ASL e i quattro Municipi afferenti.
La UIM del quadrante della Rm E, comprendente i Municipi 17, 18, 19, 20, la Asl Rm E e il Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute, prende avvio per prima, come esperienza pilota, in tutto il territorio di Roma Capitale.
COS’E’ LA UIM
Uno spazio inter-istituzionale in cui è possibile produrre politiche pubbliche con riferimento all’area infanzia ed adolescenza, secondo la prospettiva dell’integrazione socio-sanitaria e della pianificazione integrata – Piani Regolatori Sociali – Legge 328/2000
Un luogo di interfaccia coordinato tra i 4 Municipi e la Asl di riferimento
uno strumento a valenza politica e organizzativa per la gestione degli squilibri assistenziali, verso l’omogeneizzazione degli standards dei servizi erogati a livello di quadrante
Uno strumento a valenza tecnica per migliorare l’efficacia dei servizi erogati
PRINCIPI E METODI
AZIONI DI SISTEMA UIM
pianificazione, programmazione ed attivazione di servizi per minori e famiglie di quadrante secondo modalità integrate
diffusione, a livello di quadrante, di prassi metodologiche che si realizzano e sistematizzano a livello municipale e di Asl (sistemi di servizi, procedure, sistemi di coordinamento, modelli organizzativi)
formazione continua, a livello di quadrante, in chiave inter-professionale ed inter-istituzionale
raccordo coordinato con altri nodi istituzionali esterni al sistema integrato di quadrante: Tribunali, Procura Minorile, altri Dipartimenti comunali, Scuole di Formazione, ecc.
ATTIVITA’ in essere nella UIM RM E
PROTOCOLLO DI INTESA per la Gestione dei Gruppi Integrati di Lavoro (G.I.L.) per MINORI SOGGETTI A PROVVEDIMENTI DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA (siglato dai 4 Municipi e dalla Asl Rm E il giorno 8 giugno 2010 in Conferenza Sanitaria Locale)
SISTEMA INTEGRATO DEI SERVIZI INTER-ISTITUZIONALI (S.I.S.I)
DOCUMENTO E SPERIMENTAZIONE di nuove prassi del SERVIZIO SISMIF (che dovrà essere recepito da una nuova Delibera Capitolina)
Sperimentazione di una SCHEDA PER LA VALUTAZIONE DEGLI INSERIMENTI DI MINORI IN STRUTTURA
FORMAZIONE E SUPERVISIONE CONTINUA, in forma integrata, del personale dei servizi del quadrante
PROTOCOLLO DI INTESA per la Gestione dei Gruppi Integrati di Lavoro (G.I.L.) per MINORI SOGGETTI A PROVVEDIMENTI DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA
DESTINATARI DEGLI INTERVENTI: minori e famiglie segnalati dall’Autorità Giudiziaria (AA.GG.) residenti nel territorio del Municipio Roma 19
Il PERCORSO ASSISTENZIALE SVILUPPATO è costituito dall’insieme delle attività sociali, sanitarie e socio-assistenziali, valutate opportune e necessarie, messe in atto e finalizzate a sostenere un minore in difficoltà
OPERATORI IMPEGNATI: Ass. Sociali del Municipio, Assistenti Sociali, Psicologi ed Educatori Professionali del Centro per le Famiglie “Giardino Blu” (Progetto 328/2000 PRS Municipale) + Ass. Sociale, Psicologi, Medico della Asl Rm E – UTM (Unità Tutela Minori e Rapporti con la Magistratura)
AREE DI INTERVENTO DELLE EQUIPES DEL GIL: attuazione di decreti e prescrizioni della Magistratura in ambito minorile
indagini socio ambientali, familiari e psicologiche
indagine sulle capacità genitoriali e la condizione psicofisica del minore
indagine e trattamento casi di abuso e maltrattamento infantile
indagine per cambiamento di cognome
indagine e valutazione della coppia per adozione
affidamenti pre-adottivi
sostegno alla genitorialità
supporto psicologico al minore
regolamentazione incontri figlio/genitore non affidatario
attivazione spazio incontro (incontri protetti)
gestione del conflitto familiare
valutazione e invio alla mediazione familiare
consulenza legale nell’ambito del diritto minorile
valutazione per invio ad attività di psicoterapia al minore e/o alla famiglia
inserimento di minori in struttura protetta e vigilanza
attività connesse all’ “affidamento di minori al servizio sociale”
attività connesse agli affidamenti etero-familiari ed intra-familiari
Si riportano i valori percentuali emersi dalla localizzazione sul territorio del Municipio di alcune attività/interventi espletati dal GIL nell’anno 2010, funzionali per attivare percorsi mirati di prevenzione e sostegno ai minori e alle famiglie:
RIPARTIZIONE TERRITORIALE*
BALDUNINA/VALLE AURELIA
LA STORTA
LUCCHINA
MONTEMARIO
OTTAVIA
PALMAROLA
PINETA SACCHETTI/BATTISTINI
PRIMAVALLE
QUARTACCIO
S. MARIA DI GALERIA
S. ANDREA/MONTARSICCIO
SELVA CANDIDA
SELAVA NERA
TORRESINA
TORREVECCHIA
TRAGLIATELLA
TRIONFALE
ALTRA RESIDENZA
*Ripartizione effettuata dal Servizio Sociale con riferimento al Progetto “Villaggio del Sociale”
Indagini Socio-Ambientali e Psicologiche dirette a valutare elementi di disagio e rischio dei minori e delle loro famiglie. Le maggiori percentuali riscontrate di richieste della Magistratura si posizionano nei seguenti quartieri:
MONTE MARIO 21% delle richieste
BALDUINA/VALLE AURELIA 12% delle richieste
QUARTACCIO 11% delle richieste
TORREVECCHIA 10% delle richieste
OTTAVIA 9% delle richieste
PRIMAVALLE 8% delle richieste
PINETA SACCHETTI/BATTISTINI 5% delle richieste
ALTRI QUARTIERI percentuale restante
Indagini Abuso e Maltrattamento dirette a valutare elementi di disagio e rischio su minori in base a indicatori scientifici. Le maggiori percentuali riscontrate di richieste della Magistratura si posizionano nei seguenti quartieri:
PRIMAVALLE 88% delle richieste
MONTE MARIO 12% delle richieste
ALTRI QUARTIERI percentuale restante
Affidi Eterofamiliaridiretti a favorire interventi di sostegno a minori la cui famiglia si trova in una temporanea situazione di disagio e svolti da cittadini valutati idonei per questa funzione. La maggior percentuale di minori per i quali sono stati attivati interventi in questo senso si posizionano in tre quartieri specifici:
QUARTACCIO 50% degli interventi
MONTEMARIO 25% degli interventi
OTTAVIA 25% degli interventi
Supporto alla Genitorialita’per nuclei familiari che necessitano di percorsi volti al recupero di funzioni in questo ambito, in presenza di situazioni di incuria, ipercuria o discuria minorile. La percentuale di famiglie per le quali sono stati attivati percorsi in questa area si posizionano in due quartieri specifici:
TRAGLIATELLA 50% degli interventi
S. MARIA DI GALERIA 50% degli interventi
INCONTRI TRA IL MINORE E IL GENITORE NON COLLOCATARIO, per favorire il mantenimento dei rapporti genitori/figli in casi di separazione conflittuale dei coniugi o in casi particolari. La percentuale di minori, per i quali è stato necessario attivare percorsi in questo senso, si localizza in quattro quartieri specifici:
MONTEMARIO 25% degli interventi
OTTAVIA 25% degli interventi
TORREVECCHIA 25% degli interventi
PINETA SACCHETTI/BATTISTINI 25% degli interventi
IL SISTEMA INTEGRATO DI SERVIZI INTERDISTRETTUALI (S.I.S.I.) per i minori e la famiglia
Nel quadro istituzionale su descritto, all’interno della UIM RM E, su mandato politico e dirigenziale, è stato messo a punto un Sistema Integrato di Servizi Interdistrettuali di secondo livello con l’obiettivo di ottimizzare le risorse professionali e economiche disponibili attraverso lo sviluppo dei livelli di integrazione nell’organizzazione e progettazione dei servizi, attuando le finalità indicate nella legge 328/00.
Nello specifico il Sistema Integrato di Servizi Interdistrettuali per i minori e la famiglia assume come quadro operativo di riferimento le seguenti linee di servizio, ognuna delle quali ha degli specifici protocolli tecnici, funzionali alla fruizione ed alla erogazione in maniera lineare, ed un responsabile istituzionale per garantire l’attuazione delle procedure definite nei documenti tecnici di ciascuna linea di servizio.
Linee di Servizio
gestione del conflitto familiare;
mediazione familiare;
spazio d’incontro – incontri protetti;
consulenza legale;
diagnostica psicologica e valutazione della genitorialità;
servizio di psicoterapia a famiglie e minori;
trattamento dell’abuso e maltrattamento
- gli impegni del Municipio 17 e del Municipio 20 saranno finanziati all’interno delle risorse progettuali destinate a servizi per la famiglia;
- gli impegni del Municipio 19 saranno garantiti riarticolando le risorse del Centro per la famiglia municipale già attivo;
- gli impegni del Municipio 18 saranno garantiti attraverso la riarticolazione degli attuali carichi di lavoro dei 3 assistenti sociali in organico e dei 4 assistenti sociali esterni utilizzati dal Municipio e attraverso la progettazione 285/97;
- gli impegni della ASL sono da considerare in una prospettiva di implementazione di medio periodo, sia per quanto riguarda la psicoterapia che per quanto riguarda la diagnostica psicologica;
- gli impegni del Dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della Salute sono garantiti attraverso un finanziamento legge 285/97.
Settore “anziani” (Demenze, Dimissioni protette)
L’Integrazione Socio-Sanitaria è un’opzione strategica, sia da un punto di vista istituzionale che gestionale e professionale, in quanto è la sola in grado di promuovere risposte unitarie a bisogni complessi del cittadino, che non possono essere adeguatamente affrontati da sistemi di risposte separate sanitarie e sociali. Il Progetto Dimissioni Protette, come riportato nel protocollo firmato nel 2002 dall’Assessore alle Politiche Sociali e Promozione della Salute, dal Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale Roma E e dai Presidenti dei Municipi Roma 17, Roma 18, Roma 19 e Roma 20, si propone come obiettivo principale di fornire una risposta concreta per tutti quei pazienti ricoverati in strutture ospedaliere che al momento delle dimissioni non sono in grado di organizzare in modo autonomo il rientro in domicilio e la continuazione delle cure e dell’assistenza indicate nella fase di dimissione. Le attività operative prevedono la valutazione congiunta presso la struttura di ricovero, la formulazione del Piano d’intervento – ognuno relativamente alle proprie specifiche competenze – l’attuazione del piano d’intervento e la verifica dello stesso. Durante il percorso di aiuto il contatto tra le figure professionali ASL/Municipio è costante e questo consente all’utente di avere più punti di riferimento coordinati e informati.
Il progetto “Assistenza Domiciliare per Malati di Demenza”, integrato con la ASL RM/E, ha l’obiettivo di fornire un sostegno alle persone affette da patologia dementigena e alle loro famiglie attraverso prestazioni domiciliari come da Piano di Assistenza Individuale (PAI) che definisce tra l’altro, gli obiettivi generali e specifici relativi al singolo utente. Il “Protocollo per la regolamentazione dell’integrazione socio-sanitaria nell’assistenza domiciliare agli anziani malati di Alzheimer e altre demenze”, sottoscritto dal Presidente del Municipio 19 e dal Direttore Generale della ASL RM/E, stabilisce la procedura di attivazione del servizio, la composizione della UVD e le competenze specifiche del Municipio e della ASL.
7.2 L’integrazione delle politiche sociali con il mondo del lavoro e della produzione
La condizione di esclusione sociale non è riferibile solo a una situazione di esclusione dal mondo del lavoro, ma anche cause familiari, relazionali e sociali, a carenze culturali e formative, allo stato di salute fisica e psichica, alla precarietà della condizione abitativa, alle difficoltà di accesso alle opportunità e ai servizi, alla marginalità sociale.
Da qui la necessità di azioni integrate con il mondo del lavoro e della produzione, finalizzate a ridurre l’esclusione dall’attività produttiva di un numero crescente di soggetti ascrivibili genericamente alle fasce svantaggiate.
All’interno di questa realtà coesistono soggetti in stato di disagio conclamato (disabili fisici-psichici-sensoriali, minori e giovani segnalati “a rischio”, tossicodipendenti e alcoolisti, detenuti) e una larga fascia di persone non facilmente “censibili”, che esprimono bisogni talvolta indeterminati, ma che confluiscono nell’area dell’emergenza sociale. In particolare si tratta di immigrati extracomunitari e della cosiddetta componente della “nuova povertà” che è a sua volta composta da diverse tipologie (i “senza fissa dimora”, le ragazze madri, etc.)
Il lavoro, dunque, si configura come uno strumento di riabilitazione e promozione umana.
Attraverso il collocamento all’interno di un’organizzazione lavorativa, il soggetto apprende comportamenti, sviluppa una propria identità, dà risposta alle proprie responsabilità familiari.
La competitività nel mercato del lavoro non è mai stata così accentuata, le competenze richieste per l’accesso aumentano di giorno in giorno, così come sempre maggiori sono gli ostacoli per un reingresso nel mondo del lavoro per soggetti che per varie ragioni, compresa l’attuale crisi economica, ne sono usciti.
L’Ente preposto alla cura delle politiche attive del lavoro attraverso la gestione dei Servizi per l’Impiego è la Provincia.
La Provincia di Roma ha strutturato una rete di servizi per l’impiego e la formazione, come i Centri per l’Impiego, che offrono alle persone la possibilità di iscriversi in una banca dati, attraverso la compilazione di una scheda anagrafico-professionale durante un primo colloquio approfondito di accoglienza. In questa fase l’operatore, attraverso l’analisi della domanda e la focalizzazione dei bisogni, cerca di definire con l’interessato un Piano d’Azione Individuale che si configura come un vero e proprio patto tra cittadino e servizio in cui ciascuno assume impegni specifici finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo individuato.
I Centri per la formazione professionale offrono percorsi formativi professionalizzanti indirizzati a giovani che hanno terminato l’obbligo scolastico ma anche a particolari categorie di svantaggio come i disabili o i disoccupati di lunga durata o particolari fasce di età.
Accanto a questa rete di servizi si trova la rete di orientamento attivata nel 1996 dal Comune di Roma con i Centri di Orientamento al Lavoro che coprono l’intero territorio cittadino, che svolgono attività molto simili a quelle dei servizi per l’impiego ma che, non potendo agire nell’area dell’incontro domanda-offerta, si concentrano essenzialmente nell’area del bilancio di competenze e orientamento formativo.
A questo si può aggiungere la recente attivazione della rete EDA per l’educazione permanente degli adulti.
E’ utile constatare che, nel Municipio 19, non sono presenti fisicamente né un Servizio per l’impiego né, tantomeno, un Centro di Orientamento al Lavoro, presenti invece nel Municipio 18 .
Questi due servizi risultano fortemente delocalizzati rispetto al Municipio 19 e la popolazione, pur rivolgendosi ad essi, non riesce a viverli come strumenti di sostegno all’ingresso o reingresso nel mondo del lavoro.
Per questo è indispensabile avviare e sostenere una rete di intervento per il sostegno all’occupazione che, utilizzando quanto già presente sul territorio e mettendolo in rete, sia in grado di :
• attivare interventi di accoglienza e accompagnamento individualizzato al lavoro
• attivare percorsi di incontro domanda – offerta tra aziende presenti sul territorio e residenti in cerca di lavoro
• attivare percorsi di formazione per la gestione di attività imprenditoriali
• attivare percorsi di sostegno alla ricerca di fondi anche attraverso l’accesso a fondi europei per il sostegno all’imprenditoria in genere e di categorie particolari come le donne o i giovani o i disoccupati di lunga durata ecc.
PORTA FUTURO
Il Servizio è articolato in due aree, una che si occupa di orientamento al lavoro e alla formazione, l’altra che si occupa dell’inserimento al lavoro e che si configura come uno dei Centri per l’impiego della Provincia di Roma.
Il Servizio accoglie utenti dai 14 anni in su.
Con gli adolescenti il lavoro si svolge prevalentemente con interventi di orientamento alla formazione, in modo da contribuire all’assolvimento dell’obbligo scolastico, mentre per i maggiorenni si offre principalmente orientamento alla formazione e/o all’accesso al lavoro.
Al primo accesso dell’utente viene compilata una scheda – curriculum, con bilancio di competenze, e viene fornita alla persona una username e una password.
Tali codici potranno essere utilizzati, per ora, esclusivamente sui terminali del Centro, in cui la persona deve recarsi per accedere alla propria scheda individuale e alle informazioni legate sia alla formazione che alle offerte di lavoro delle aziende, cui possono autocandidarsi. È allo studio la possibilità di attivare l’accesso da casa.
Oltre ad autocandidarsi, le persone possono accedere alla preselezione che le ditte richiedono al CPI, attraverso colloqui con gli operatori presenti.
Le ditte che hanno pubblicizzato le proprie offerte di lavoro riceveranno quindi sia le schede delle persone preselezionate, sia quelle delle persone che si sono autocandidate on line; gli operatori consigliano di accedere alla preselezione dato che a queste viene dato, dalle ditte, maggior peso.
Il Servizio appare ben organizzato ma ancora in fase di decollo, tant’è che a partire da settembre è in previsione l’avvio di attività non ancora attive, come ad esempio la formazione per qualifiche specifiche offerte dalle aziende e alcuni incontri di presentazione con professionisti che illustreranno le caratteristiche del proprio lavoro.
Nell’ottica di avviare future collaborazioni, sono state presentate alla Responsabile di Porta Futuro le modalità del nostro Servizio di gestione del PG, con l’intenzione di aprire un dialogo volto ad una integrazione.
7.3. L’integrazione delle politiche sociali con le politiche abitative e del patrimonio
Avere un alloggio è per l’essere umano esigenza di sopravvivenza da quando questo è comparso sulla terra. La casa è un elemento di stabilità sociale e la proprietà dell’alloggio si è andata incrementando negli anni tanto che oggi 8 italiani su 10 sono proprietari della casa in cui vivono. Questo dato rende però evidente che coloro che, a oggi, non sono riusciti ad acquistare un immobile sono in condizione di forte disagio economico e a Roma la situazione è drammatica, tanto che la Città risulta essere, tra i capoluoghi, quella con il più alto numero di sfratti e di questi il 72% circa sono per morosità.
In assenza di disponibilità di alloggi di edilizia residenziale pubblica (l’ultimo bando per l’assegnazione di case popolari risale al 2000 e circa 10.000 famiglie sono ancora in attesa di un’assegnazione), la popolazione si è organizzata attraverso forme di occupazione di immobili pubblici in disuso, nel nostro Municipio sono 5 le occupazioni in corso da decenni e con queste caratteristiche, così come diffuso sembra essere il fenomeno della compravendita e di occupazione di alloggi di edilizia residenziale nei quartieri di Primavalle, Quartaccio e Ottavia-Lucchina. Non è possibile avere dati certi su questo fenomeno ma solo percepirne le dimensioni e i contorni attraverso le informazioni che arrivano dai cittadini che si rivolgono al servizio sociale chiedendo sostegno per una eventuale procedura di regolarizzazione e/o di sfratto attivata dall’ATER.
A oggi gli interventi che il Municipio può attivare per rispondere all’emergenza abitativa sono di carattere economico e si esprimono principalmente:
• nell’erogazione di contributi per il pagamento dell’affitto, a cittadini che hanno subito uno sfratto e hanno trovato un nuovo alloggio in affitto, avvalendosi di quanto previsto nella D.G.C. 163/98 e integrando l’intervento per quanto concerne il sostegno per il versamento della caparra confirmatoria della D.G.C. 154/97
• nel rilascio dell’attestazione di “debolezza sociale” che consente il riconoscimento di un punteggio specifico per accedere al Buono Casa Legge 431/98
• nel rilascio di relazioni di servizio sociale per la richiesta che i cittadini possono inoltrare al Comune di Roma – Dipartimento Politiche abitative, per interventi di emergenza alloggiativa, se in graduatoria per alloggi di edilizia residenziale con il massimo del punteggio.
A dieci anni dall’avvio dell’utilizzo di queste modalità di intervento, si evidenzia sempre più la loro trasformazione in meri atti burocratici che non trovano risposta, o la trovano in tempi sempre più lunghi, a causa della scarsità delle risorse economiche e immobiliari.
7.4 L’integrazione delle politiche sociali con i sistemi dell’istruzione e della formazione
L’introduzione dell’obbligo formativo (Legge 144/99) prevede che fino all’età di 18 anni i giovani debbano proseguire la formazione all’interno della scuola secondaria superiore, oppure nella formazione professionale o ancora nell’apprendistato. La finalità del provvedimento è il buon esito formativo, da ottenere attraverso il conseguimento di un diploma di scuola secondaria o di una qualifica professionale.
Un recente studio Censis dichiara che un giovane su due ha perso la fiducia nella scuola e il rapporto di Save the Children dichiara che in Italia 800.000 giovani tra i 18 e i 26 hanno abbandonato la scuola senza concluderla. Queste le preoccupanti cifre dell’evasione scolastica italiana. Un peso sconvolgente che ci porta alla coda dell’Europa e che rappresenta un problema economico, ma soprattutto sociale, enorme. Evasione scolastica che significa verosimilmente disoccupazione, criminalità, disagio sociale; problematiche che i servizi già affrontano e che dovranno affrontare in quota sempre maggiore nei prossimi anni.
Fenomeno precursore dell’evasione scolastica è la dispersione scolastica. Con il termine dispersione scolastica si intende di solito una serie di eventi che determinano interruzioni e rallentamenti nell’iter scolastico. E’ un fenomeno complesso, i cui elementi principali sono la mancata iscrizione, la ripetenza, il ritardo, l’abbandono, l’insuccesso scolastico. La dispersione scolastica non si manifesta e identifica unicamente con l’abbandono. Le cause della dispersione scolastica non sono solo quelle attribuibili all’ambiente socio-economico e al disagio personale; in moltissimi casi il distacco dalla scuola, infatti, non avviene con l’abbandono, ma con la disaffezione, il disinteresse, la demotivazione, la noia, la mancanza di esperienze positive. Tali manifestazioni si basano spesso su difficoltà d’apprendimento e su una carriera scolastica vissuta più come obbligo esterno (familiare, sociale), che come una motivazione interna (bisogno di affermazione, crescita, acquisizione di conoscenze, capacità per realizzarsi come persona). Per questo motivo è importante considerare l’alunno nella sua globalità, tenendo conto del livello di maturità raggiunto, della relazione fra dimensione emotiva e cognitiva, delle risorse e dei limiti personali, del contesto relazionale in cui è inserito.
Ogni studente può diventare uno studente a rischio se si creano alcune circostanze che turbano la intrinseca fragilità dei processi di crescita e di sviluppo. Per la rilevazione e la diagnosi della condizione di rischio Frymier (1992) ha individuato le correlazioni tra cinque aree di rischio e ha trovato che l’esposizione anche ad una sola di queste aree aumenta gravemente il rischio nelle altre.
Le cinque aree identificate sono:
• sofferenza personale,
• insuccesso scolastico,
• situazione socio-economica familiare,
• instabilità familiare,
• tragedie familiari.
Quanto sin qui detto rende evidente come l’integrazione fra le politiche scolastiche e le politiche sociali, sanitarie, culturali e giovanili è elemento strategico per sostenere l’innalzamento generalizzato dei livelli di istruzione, favorire il successo formativo, contrastare l’abbandono scolastico e prevenire il disagio giovanile.
Prima dell’avvento dell’autonomia scolastica esisteva un organo di coordinamento delle attività delle scuole – il Distretto Scolastico – e, nell’allora Circoscrizione 19, era stato istituito un tavolo di lavoro sul tema della prevenzione dell’evasione scolastica, che aveva portato all’individuazione di aree critiche su cui intervenire: scuola, servizi sociali, polizia municipale e associazionismo. Purtroppo quell’esperienza si è interrotta bruscamente ma sarebbe opportuno che il Municipio si facesse promotore della attivazione di un tavolo sul successo formativo a cui chiamare tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio municipale, i centri di formazione professionale, i servizi sociali, il terzo settore che realizza nelle scuole interventi di prevenzione del bullismo e della tossicodipendenza, i servizi della ASL che si interessano di educazione alla salute, la polizia municipale che ha l’obbligo di perseguire l’evasione scolastica, il servizio per l’impiego e il centro di orientamento al lavoro, per riavviare quel lavoro di analisi del fenomeno e individuazione di percorsi di recupero, magari anche attraverso i percorsi individualizzati, che possano prevedere anche la frequenza a progetti sociali e/o ad attività di formazione – lavoro e che possano consentire ai ragazzi di essere sostenuti nella ricerca del loro personale e specifico percorso formativo e lavorativo.
7.5 L’integrazione delle politiche sociali con i sistemi della sicurezza e della giustizia
Il Servizio Sociale ha in questi anni costruito una fattiva collaborazione con la Polizia di Stato, in particolarei Commissariati di zona, per quanto riguarda situazioni di sfratto, sgombero di nuclei familiari o singoli, concordando delle procedure per attivare preventivamente progetti di sostegno e/o di eventuali collocamenti in strutture di accoglienza dipartimentali; altresì si collabora anche per situazioni di grave disagio sociale.
Per quanto riguarda l’evasione scolastica, situazioni di degrado socio-ambientali, e per problematiche inerenti il Campo Nomadi di via C. Lombroso, da diverso tempo vi è uno significativo coordinamento del Servizio Sociale con la Polizia Municipale, in particolare il NAE, (con i quali si effettuano anche dei sopraluoghi congiunti), che ha permesso di costruire “buone prassi” da ratificare attraverso un protocollo operativo .
Per ciò che concerne gli interventi sui minori sottoposti a provvedimenti riguardanti l’Autorità Giudiziaria, si rimanda per una approfondita analisi si rimanda al Capitolo 5.4.
Il Servizio Sociale collabora con gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.) e con gli Uffici di Servizio Sociale per Minorenni (U.S.S.M.) del Ministero della Giustizia per i cittadini che sono sottoposti alle diverse misure alternative al carcere,per un progetto di reinserimento sociale e per l’accesso alle risorse del territorio.
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